domenica 20 febbraio 2011

3° Capitolo: Coste, mari e mastini. (1°Parte)

Bear afferrò il compagno e sostenendolo si inoltrarono nel vicino boschetto. Appena furono a qualche centinaio di metri dal villaggio lo adagiò sul soffice sottobosco aveva bisogno di cure immediate.
Requiem con i denti serrati tirò fuori il dardo dalla ferita che iniziò a sanguinare copiosamente, la tamponò alla belle e meglio mentre con l'altra mano frugò nella borsa per estrarre una sottile bacchetta argentata.
La appoggiò alla ferita e formulo una cantilena magica, finche il flusso di sangue non si interruppe e il buco non si cicatrizzò in maniera rozza.

Requiem tirò un lungo sospiro ma la calma durò poco, il guerriero che scrutava il sottobosco vide dei movimenti. Sicuramente guardie del villaggio.
Lasciò il compagno ferito a terra e si mosse sulla sinistra per attaccarli sul fianco. Requiem si alzò con movimenti lenti raccogliendo spada e scudo. Alcune figure armate spuntarono nella boscaglia, sicuramente soldati del villaggio. Al vederlo caricarono mentre un paio di loro tirarono con l'arco. Le frecce sibilarono intorno al chierico e una si conficcò nello scudo mentre questi si preparava a ricevere la carica.
Delle urla sulla sinistra, Bear era arrivato, emergendo dalla boscaglia aveva afferrato uno dei tiratori per la testa e gliel'aveva spiaccicata contro un tronco per poi con una spadata sbudellare un altro soldato li vicino preso alla sprovvista.
Gli altri due avversari partiti alla carica cozzarono contro le difese del chierico, scalfendo appena lo scudo, una spadata schivò di poco il ginocchio destro e in risposta Requiem infilzò il nemico nella pancia lasciandolo rantolante a terra.
L'arciere rimasto scoccò due frecce in direzione del grosso guerriero che zigzagando tra gli alberi si stava avvicinando. Una freccia si conficcò in un alberò con un tonfo e l'altra nella coscia sinistra del bersaglio.
La gamba ebbe una convulsione ma Bear riuscì a non perdere l'equilibrio e anzi scattò rabbiosamente verso il tiratore impalandolo sulla lama e sollevandolo da terra che ancora si contorceva. Nello stesso istante Requiem si liberava del secondo avversario tagliandogli un piede e colpendolo alla gola con lo scudo.
"Dobbiamo andarcene di qui. Prima che arrivino altre guardie." Disse il chierico afferrando il cavallo e inoltrandosi nel bosco in direzione opposta al villaggio di Oson. Bear restò un attimo ad assistere al macello che avevano fatto ed ad ascoltare le urla provenienti dal centro abitato, quindi raggiunse il compagno.

Camminarono a spron battuto tutto il giorno, fino a sera, tenendosi lontano dalle strade e preferendo la lenta avanzata nei campi coltivati che potevano occultarli alla vista dei possibili inseguitori. Ma non videro nessuna creatura vivente, a parte un grosso uccello che notarono per un attimo sorvolare il cielo da molto in alto. Ma dopo pochi minuti passò oltre e non se ne preoccuparono ulteriormente.
Quando il cielo iniziò a calare all'orizzonte arrivarono alla scogliera della costa del drago a diverse miglia dal villaggio ormai. La terra finiva a strapiombo con un salto di almeno venti metri in un mare turbolento e che schiumeggiava sugli scogli appuntiti.
Ma la fortuna parve essere dalla loro. Notarono, quasi invisibile nel resto della roccia, una rozza scala che sembrava condurre alla riva rocciosa sottostante.
La discesa fù più complicata del previsto a causa del cavallo "Renato" che continuava a sdrucciolare sui rozzi scalini e ad impuntarsi. Alla fine spazientito, Bear lo sollevo di peso e lo portò giù.
Arrivarono ad un piccolo spiazzo proprio a ridosso della scogliera e trovarono una fenditura nella roccia che si allargava in una caverna comoda dal soffitto di terra battuta. Decisero di riposarsi lì per la notte.

Accesero stancamente il fuoco e Bear cucinò una zuppa con le verdure che aveva rubato nei campi. Requiem non volle mangiare, si tolse con calma l'armatura, controllò meglio le ferite e le fasciature quindi cadde in un sonno profondo.
Il compagno mangiò da solo la magra cena e poi uscì a fare la guardia, si sedette a gambe incrociate sulla sabbia con lo spadone sulle ginocchia osservando il mare illuminato dagli ultimi raggi del sole.
Tutto il mondo piombò nell'oscurità dal poco chiarore dato dalle stelle e dalla luna calante poteva al massimo distinguere i vicini scogli e vedere lo sciabordare dell'acqua. Passarono un paio d'ore e la stanchezza iniziò a farsi sentire, aprì e chiuse gli occhi per scacciare via il sonno. In quel battito di ciglia una luce si accese al largo. Immediatamente il sonno sparì sostituito dalla curiosità, stava per andare a svegliare il compagno quando decise che non ce n'era bisogno, nel caso ci avrebbe pensato lui.
Dopo un pò dalla luce al largo si accese un altra luce, più piccola che iniziò lentamente ad avvicinarsi ondeggiando sopra il mare. Passati una decina di minuti il rumore di remi arrivò alle orecchie di Bear qualche attimo prima che spuntasse la chiglia di una scialuppa.
Il rumore del legno che graffiava le rocce della riva ruppe il silenzio della notte, seguito dagli stivali degli occupanti che calpestarono la roccia. Bear non sì spostò di mezzo centimetro e quelli proseguirono e mettere in secca la barca senza notarlo, solo quando finirono e si girarono lo videro. Subito il metallo di alcuni dardi risplendette alla luce della lanterna puntati verso di lui. Con un ringhio uno degli uomini afferrò la torcia ad un altro e avanzò verso di lui fino a che non lo vide chiaramente.

Era un uomo sui trent'anni, con una barba folta e i capelli legati dietro la testa da uno spesso anello tranne una treccina che scendeva sul lato destro.
Il volto contratto in un'espressione di rabbia mista a divertimento era tagliato da tue cicatrici, una che scendeva dalla fronte andando al sopracciglio sinistro mentre l'altra partiva esternamente all'occhio destro percorreva la guancia e finiva vicino al labbro destro.
Al collo portava due collane, la prima di perle nere e la seconda formata da due monete, una delle quali, per quando poteva vedere alla flebile luce, raffigurava un corvo.
La lanterna tenuta con la mano destra era coperta da un lungo guanto mentre l'altra mano era poggiata comodamente sull'elsa della sciabola che portava.
Indossava una camicia bianca dal colletto largo e le maniche a sbuffo coperto da un gile di pelle. Una cintura dalla grossa fibbia e una sciarpa stretta in vita gli legavano i pantaloni lunghi e larghi che però non coprivano gli stivaloni in pelle.
L'uomo si chinò in avanti con la lanterna alzata guardando in faccia Bear.

"Grosso errore amico. Nessuno ruba al capitano Bradek."