mercoledì 14 marzo 2012

9° Capitolo: Comitato di benvenuto (3° Parte)

"Sono del parere che viziare le truppe prima di un attacco aiuti a farle dare il massimo, o almeno a non pensare alle atrocità che vivranno... Con questa idea in mente e ad appena un giorno dall'inizio dell'invasione (Evil al Cartoomics) gustatevi un nuovo pezzo di cronache. Mi raccomando potrebbe essere l'ultimo prima che una freccia vi colpisca o io vi usi come scudi umani, fatene tesoro. Inoltre, alla mensa potrete ricevere birra gratis in modo da inibire per bene la paura prima della battaglia. E ricordate che alla decima pinta, in omaggio, avrete un mazzafrusto! Almeno agitandolo colpirete qualcosa, amico o nemico che sia!"

Il corridoio andò man mano a scurirsi perdendo qualsiasi luce, anche i passi di Requiem si fecero man mano più silenziosi, sul pavimento sembrava sostare un tappeto di oscurità che assorbiva qualsiasi rumore e inghiottiva coloro che entravano.
Deciso a non mostrare alcun segno di timore, si gonfiò il petto e alzò il mento con grande spavalderia, era molto bravo nel farlo.
Con passo sicuro avanzò fino a che non vide comparire, o meglio emergere, dalle ombre due paia d'occhi.
O per meglio dire, due paia di orbite animate da una scintilla di luce violacea e chiaramente nefanda; due figure avanzarono, il corpo fasciato da sacre bende per mantenerli in eterno perfetti e nelle mani scheletriche, alabarde dall'ampia lama e dalla tenue aura violacea.
Gli si misero ai lati in attesa, silenziosi. Requiem non si curò minimamente di loro, se lo stavano controllando era per capire se era un vero servo di Namened. E lui non aveva niente da temere.

Davanti a lui, nella fitta oscurità iniziò a delinearsi una porta intarsiata d'ebano; anche senza luce Requiem era sicuro che rappresentassero imprese di Namened.
Si rese conto di essere di fronte ad un'importante reliquia del suo ordine, le rappresentazioni di Namened erano molto rare e tutte protette da imperscrutabili tenebre. Si diceva che i servi di Namened potessero vedere in quelle incisioni il volere del loro signore, come sempre vago, ingannevole e misterioso.
La porta ruotò su dei cardini ben oliati che non fecero il minimo rumore, con pochi passi il chierico superò la soglia.
Si ritrovò in una sala rotonda o almeno questo poteva dedurre; a tre metri di altezza correva una specie di cappa da camino tutt'intorno alla stanza. Ma invece di buttare fuori il fumo sembrava portarlo dentro, soffici sbuffi di fumo nero scivolavano sulle pareti fino ad arrivare a terra creando un tappeto di oscurità.

"Impressionante vero?" Chiese una voce atona.
Requiem si costrinse a spostare lo sguardo dal curioso fenomeno per osservare la fonte delle parole.
Un uomo era seduto dietro una scrivania di quercia scura, intento a scrivere su dei fogli di pergamena.
Era un uomo sui quaranta, capelli brizzolati e tenuti corti che andavano ad unirsi alle basette e alla barba formando una cornice di un volto di per se duro.
Un occhio sembrava danneggiato e leggermente socchiuso mentre l'altro correva sulle righe del foglio come una vespa.
La linea della bocca sembrava scavata in una perenne espressione di disapprovazione, pronta a schiudersi solo per sputare condanne. Le vesti dell'uomo erano molto semplici, quasi anonime, e il colore scuro lo faceva quasi sparire nel resto della cupa stanza.
Forse per questo Requiem non l'aveva subito notato. L'opaca luce emessa da una lanterna vicino alle carte sembrava del tutto insufficiente allo scopo e pronta per essere soffocata dalle tenebre in ogni momento.
"Come ha detto di chiamarsi?"
"Requiem, signore"
"Requiem e basta?"
"Esatto"
La piuma smise di grattare il foglio, l'uomo sollevò lo sguardo per analizzarlo bene.
"Voi invece siete il priore mi hanno detto. Priore...?"
"Priore e basta". Cadde il gelo, o meglio un momento di studio reciproco in cui i due individui analizzarono rispettivamente la sfacciataggine dell'altro.
"Voi non mi piacete, Requiem", riprese infine il priore.
"Non mi interessa piacervi, ma solo fare il mio lavoro".
Un sopracciglio dell'uomo si sollevò, "Pensi di essere così bravo?"
"Non lo penso, lo sono, mio signore. Mi metta alla prova", disse Requiem alzando fiero la testa.
"Non ho ricevuto nessuna comunicazione del vostro arrivo".
"A coloro che servono l'artista degli inganni necessita mandare notizia del proprio arrivo?"
"Avete dei servitori con voi da utilizzare per portare a termine il vostro dovere?", chiese perentorio il priore.
La mente di Requiem corse a Bear ed Arcanus, lo strano legame che li univa li rendeva dei burattini perfetti per i suoi scopi.
"Ovviamente, Priore".
"Allora vedrò di metterti alla prova, servo della menzogna".

La noia iniziava a farsi sentire e Bear non aveva mai imparato a gestirla. Aveva riempito un po' il tempo ordinando una dozzina di costolette di maiale e qualche boccale di birra, ma non erano durati molto.
Aveva pure chiesto se ci fosse una qualche pietanza con l'enigmatico nome "babbà", ma niente da fare. Il compagno di viaggio non si dimostrava molto loquace, ormai era perso in chissà quali riflessioni che di sicuro non erano minimamente divertenti.
Anche la vista della cameriera Damina iniziava a stufarlo, fantasticare su quella donna era piacevole ma non riempiva certo il tempo.
Si decise ad alzarsi facendo grattare la sedia, che scricchiolò. Arcanus alzò lo sguardo dal librone con espressione accigliata.
"Dove vai?"
"A fare un giro, devo prendere una boccata d'aria", rispose vago il guerriero agitando la mano come a scacciare eventuali repliche.
"Non dovremmo andare in giro, ma soprattutto non dovremmo dividerci".
"Non preoccuparti Arcanus, vedrò di non allontanarmi troppo", grugnì voltandosi e imboccando l'uscita della taverna.

Il burbero guardiano alla porta si fece velocemente da parte al passaggio di Bear cercando di farsi piccolo piccolo.
Lui non lo considerò neanche e respirò a pieni polmoni l'aria salmastra che dentro "Il Ratto Panciuto" era soffocante per il fumo e per l'odore dolciastro dell'alcool caduto per terra.
In giro iniziava a vedersi più gente, il pomeriggio si stava inoltrando e le attività del giorno lasciavano man mano spazio ai vizi della notte.
Non conoscendo nulla del posto, Bear scelse la meta più semplice, i moli, da lì era sicuro di non perdersi visto che la fatiscente locanda sarebbe sempre rimasta in vista.
A passi pesanti percorse la strada ciottolata fino al punto dove non diventava vera e propria pietra, enormi lastroni di marmo usati per rivestire il porto o almeno i moli più importanti. La gente, chissà come mai, tendeva a scostarsi dal suo cammino, chi rivolgendogli uno sguardo preoccupato, chi con sguardi truci come a non fidarsi.
Ovviamente il guerriero li ignorò, non gli interessavano i loro sguardi o quello che pensavano, il mondo per lui era completamente nuovo e allo stesso tempo conosciuto. Imboccò uno dei pochi moli vuoti fino a giungere all'estremità, lo sciabordare ritmico dell'acqua rilassava i suoi nervi tesi.
Restò a fissare l'orizzonte per qualche minuto, immerso nei suoi pensieri e cercando di ricordare se non fosse già stato lì. Istintivamente la mano andò alla pietra che portava al collo, la strinse nella manona quasi sperando che il contatto gli trasmettesse qualcosa.
Ad un certo punto la osservò e gli parve per un secondo che si fosse animata di un nitido bagliore, ma svanì subito lasciandolo dubbioso sul fatto di non averlo immaginato.
La sua attenzione venne però catturata da un enorme nave che in quel momento stava levando gli ormeggi e placidamente si dirigeva verso l'uscita del porto artificiale.
Era chiaramente una nave da guerra, i remi che ritmicamente colpivano l'acqua servivano a dare uno sprint di velocità finale prima di giungere a portata  d'abbordaggio con il nemico; soldati pattugliavano il ponte mentre marinai in uniforme correvano in giro sotto gli ordini degli ufficiali.
Diverse bandiere svettavano sui pennoni, tutte riportavano un corvo nero su fondo azzurro che stringeva nel becco una moneta, evidentemente quello era il simbolo di Deacis, un ulteriore inno al denaro.
Voltando lo sguardo, notò che anche altre due navi da guerra sui moli principali stavano preparando il cordame e caricando nelle stive vettovaglie e armi, i preparativi parevano febbricitanti.
Bear rimase incuriosito dalla cosa, ma si trattenne dall'avvicinarsi, le raccomandazioni del mago risuonavano nella mente e scrollando le spalle tornò indietro.
Era così tanto preso dai suoi pensieri, che non si accorse di aver superato di buona misura la taverna. Tornò sui suoi passi, tenendosi ai margini della strada in modo da non essere spinto dai passanti, ma senza accorgersi urtò qualcuno.
"Vi prego fate la carità!"
Gridò con voce stridula l'uomo accovacciato contro il muro; porse le mani a coppa verso Bear, lo sguardo verso terra in segno di pietà. Era molto magro e il rovinato mantello marrone che lo avvolgeva cadeva largo sulla sua figura.
Un cappello tradizionale del posto copriva la testa ed era abbastanza largo da non permettere di vedere quasi nulla del volto.
Bear fissò l'accattone con evidente disappunto, il primo pensiero fu di controllare che non gli avesse rubato nulla, ma pareva che la borsa fosse a posto.
"Fate la carità ad un pover'uomo!", riprese quello, strisciando sulle ginocchia un pò più vicino. Il guerriero fece un mezzo passo indietro mettendo, senza pensarci, una mano sul pugnale legato alla cintura.
Ma non sembrava avere brutte intenzioni a parte voler qualcosa da lui.
Gettando uno sguardo al cielo slacciò la borsa e frugò al suo interno, prese la più rovinata delle monete che possedeva, forse l'aveva recuperata da quel piccolo approdo che avevano saccheggiato, dalla nave di Tifia oppure era una di quelle che gli aveva dato Bradek durante una delle loro partite a dadi.
Era in parte piegata e aveva un buco, i disegni sopra non erano quasi più riconoscibili nel rame deteriorato. Non sarebbe stata una grande perdita, pensò il guerriero.
La mise nella mano del mendicante, che subito gli prese la mano per ringraziarlo.
"Grazie, grazie signore!", biascicò con la voce che grattava.
"Tieni, per il disturbo".
Staccata la mano del barbone, Bear proseguì rientrando finalmente alla taverna.

2 commenti:

  1. Troppooooo bello,vi ho letto quasi tutto di un fiato.....mitico bear ;)
    P.S. non vedo l'ora di leggere il seguito

    Luca

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    1. Grazie mille Luca. Fa piacere che i propri racconti piacciano. ;) Spero tu ti iscriva ai nostri followers o alla nostra pagina di facebook (http://www.facebook.com/pages/The-Evil-Company/133773973376714) così da tenerti sempre informato.

      Per il proseguimento della storia spero di riprenderla a breve anche se una mole di lavoro non indifferente per altri progetti al momento me lo impedisce. Certo questi commenti positivi fanno salire la voglia di soddisfare i lettori =)

      PS: Eeeeeh se vai cercare bene per il blog troverai anche un esplicativa immagine di lady love bear =P

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