venerdì 13 aprile 2012

1°Capitolo: Svegliarsi in un incubo (1°Parte)

"Ecco finalmente è saltato fuori il vero primo capitolo, era giorni che lo cercavo nel mio grigio archivio. Odio questa convenzione che impone che le biblioteche o archivi dei malvagi siano tutti impolverati, farà anche scena ma ogni volta rischio di soffocarmi con tutta la polvere che alzo!"

Come vi avevamo promesso ecco la prima parte del primo capitolo totalmente rivisto per meglio integrarsi nelle cronache Evil. Che ne pensate?

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"Nati senza memoria, senza morale, senza un nome... Ma coscienti dei propri poteri e doni. I guerrieri perfetti. E sono miei".

Che cosa siamo noi se non quello che abbiamo vissuto? Le nostre esperienze, quello che ci hanno insegnato, i nostri ricordi, tutto ci forma.
Ma senza la memoria come agirai? Con quali basi prenderai le tue scelte. Stupiscimi.

La luce accecante calò d’intensità, gli occhi lacrimavano dal dolore e le palpebre sbattevano furiosamente per cercare di mettere a fuoco qualcosa.
Non era solo la vista a essere mancata, ma anche l'udito, c'era solo un fischio, lungo e penetrante che trapanava la mente facendola pulsare di dolore.
Improvvisamente tutto finì, le orecchie si tapparono come se il suono fosse stato risucchiato e finalmente gli occhi iniziarono a distinguere le forme.
Il soffitto era un complesso mosaico raffigurante sei stelle cadenti, tre di brillante diamante, alternate a tre di nera ossidiana, tutte indirizzate verso il centro, un foro netto da cui il rumore proveniva come un roco e lontano rombo.
Un uomo dai tratti marcati dall'età, ma con ancora la forza nelle membra, aprì gli occhi, neri e freddi, privi di emozioni. Il grosso e adunco naso inspirò fremente, ma il semplice gesto gli causò una fitta al cervello. Si portò la mano alla tempia, scostando un lungo ciuffo che gli copriva il volto.
Qualcuno o qualcosa mugugnò, la mano dell'uomo si bloccò e i suoi sensi si tesero al massimo per percepire il possibile pericolo, lentamente e senza fare il ben che minimo rumore. Si mise sul fianco facendo correre lo sguardo, si trovava sdraiato su un lastrone di pietra fredda e spoglia. Nella stanza altre due lastrone o lapidi, pensò l'uomo, un pensiero lugubre ma che non gli dispiacque.
Altri due uomini erano sdraiati sui rispettivi giacigli, quello che aveva mugugnato era il più grande dei due, ma dire grande era poco, forse enorme sarebbe stato più appropriato; dell'altro non poteva vedere che la schiena.

Il mal di testa era lancinante, continue fitte gli attraversavano il cervello, disorientandolo. Mugugnò nuovamente dal dolore costringendosi a sedersi con un ringhio gutturale.
Appoggiò i palmi delle grosse mani sugli occhi come a cercare di tamponare il dolore, sbatté gli occhi e vide un uomo che lo guardava di sottecchi con sguardo diffidente, un uomo maturo e dall'unto ciuffo.
Si erse in tutta la sua statura, due metri e venti di uomo dalle spalle larghe quanto quelle di un troll e l'ampio ventre; le braccia muscolose confermavano solamente che oltre ad essere grosso era chiaramente forte. L'irsuta barba gli dava un non so che di bestiale e ferino che non prometteva nulla di buono.
Iniziò un silenzioso duello di sguardi con l'untuoso uomo, senza prestare attenzione che ci fosse un’altra persona nella stanza.

Il giovane uomo faticava a restare in piedi, forse aveva valutato male la sua capacità di reggere le vertigini.
Ebbe un violento giramento di testa che lo costrinse a sedersi per non vomitare l'anima.
Il freddo contatto della pietra non gli diede molta sicurezza, ma gli permise di schiarirsi meglio la mente e capire che c'erano due uomini con lui, chiaramente più vecchi e impegnati in una qualche muta sfida, a giudicare dalle occhiatacce.
I capelli lunghi incorniciavano il suo viso pulito e dai dolci lineamenti, che stonavano con gli occhi seri e maturi che ispezionavano il mondo.
Una fascia di color rosso attraversava la faccia orizzontalmente all'altezza degli occhi, donandogli un’aria molto esotica.
Trovando finalmente la stabilità dei sensi, si alzò avvicinandosi ai due uomini.

"Chi siete?", chiese semplicemente.
L'omone staccò lo sguardo per valutarlo rapidamente "Io sono... sono..."
"Grosso e stupido come sospettavo", sibilò mellifluo il terzo uomo.
"Come hai detto? Che cosa hai osato dirmi?", abbaiò il grosso uomo.
"Anche sordo? Certo che non sei messo proprio bene", il tono sempre più basso e acido.
Il più giovane intervenne frapponendosi tra i due "Cercate di calmarvi e rispondete alla mia domanda. Chi siete?"
"Non lo so", sbuffò il bestione.
Alzando gli occhi al soffitto, chiaramente annoiato, anche l'altro rispose "Neanch’io lo so".
"Allora siamo in tre", concluse il più giovane facendo piombare un cappa di silenzio nella stanza.

L'uomo dallo sguardo mellifluo, l'unico a non essersi ancora alzato, decise di farlo per mettersi al pari con gli altri.
Appena si staccò dal giaciglio di pietra sembrò scattare qualcosa, il pavimento iniziò a tremare gettando nello sconforto i tre.
"Che cosa hai fatto?", accusò l'omone afferrando l'altro e alzandolo da terra, quello si limitò a sibilargli addosso mostrando i denti.
I tre lastroni di pietra dove si erano svegliati scricchiolarono iniziando a sprofondare nel terreno, contemporaneamente dal buco nel soffitto iniziò a comparire una colonna.
Ruotava su se stessa mostrando intricati bassorilievi, ormai deteriorati dal tempo, si potevano distinguere ogni tanto vaghe figure o creature ma nulla di più.
Toccò terra con un tonfo, alzando la polvere dal pavimento, posata lì da chissà quanto tempo.
I tre uomini si avvicinarono cautamente alla colonna, interdetti sul da farsi.
Solo dopo aver superato lo stupore iniziale, notarono che incastrate nella colonna si trovavano tre pietre, tutte di aspetto diverso che sembravano risplendere di luce propria.
La più grande di tutte sembrava un grosso dodecaedro grezzamente intagliato e dal colore aranciato, le altre erano invece di un rosso sangue e azzurro splendente, rispettivamente di forma prismatica la prima, mentre la seconda ricordava un quarzo.
Senza rendersene conto, tutti e tre gli uomini si sentirono come attirati da quelle pietre, si avvicinarono a quella che stava rispettivamente sul proprio giaciglio.
Non si rendevano conto di quello che stavano facendo, sapevano solo una cosa: dovevano toccare quelle pietre, ma ancora più importante, lo dovevano fare insieme.
Al tocco, una valanga d’immagini fluì nelle loro menti, talmente tante da disorientarli, i ricordi d’intere vite che sembravano a loro estranee.
Furono scagliati contro la parete con violenza, crollando sul pavimento rovinosamente, le pietre, strette nelle mani, pulsanti di luce e nella mente una frase stampata a fuoco.

"Giunge il tempo del requiem, la furia dell'orso calerà dal nord e l'arcanus si desterà per decimare il mondo"

continua...

2 commenti:

  1. Davvero un ottimo rii-Inizio!il "buon" Master si è impegnato eheheh

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  2. Grazie mille È bello sapere che i diretti interessati apprezzano quanto fai. =)

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